I REGALI DELL’ARCHITETTO

regaliTutte le persone che pensano, o sperano, di ricevere un regalo da un architetto, confidano molto nel suo bagaglio culturale e nella sua immancabile componente di originalità. Ad onor del vero, spesso, si tratta di speranze mal collocate perché l’architetto posto dinanzi al micidiale quesito del regalo si comporta come la maggior parte degli esseri viventi, ovvero va nel panico e sceglie in maniera assolutamente casuale.

Vale la pena anche premettere che in questo periodo non bisogna aspettarsi regali molto impegnativi, leggasi costosi, da un architetto, perché, che ché ne dica il governo, c’è sempre crisi per il settore, quindi occorra che il destinatario del regalo riponga più aspettative sul fattore di originalità, piuttosto che sull’impegno finanziario.

Non va neppure sottovalutata la proverbiale abilità dell’architetto nell’arte del riciclo, in questo caso si tratta specialmente di oggetti che qualcuno ha regalato a lui, alcuni dei quali sono grandi classici, roba che l’architetto, vendicandosi, rimette in circolo regalandogli una nuova chance (si legga a tal proposito: La classifica dei 10 peggiori regali da fare ad un architetto).

Detto questo, ecco i cinque regali alternativi ed originali che un architetto ama fare (non solo a Natale). In ordine crescente di valore economico e contrapposto al regalo analogo ma banale.

Al 5° posto: L’accessorio inabbinabile (e non l’accessorio di tendenza) – Tra donne va molto regalarsi piccoli accessori complementari al vestiario. Sembra che nel mondo femminile rappresenti un gesto di grande confidenza e complicità. Notoriamente tali oggetti vengono accantonati e re-indossati solo nel caso in cui ci si riveda, prima o poi, con quella stessa persona. Tale cerimoniale è molto più raro tra gli uomini innanzitutto perché i maschi hanno in uso molto meno accessori e poi perché avendo una pessima memoria non riuscirebbero mai a ricordarsi quando rimetterli. Gli architetti ricorrono ad accessori improbabili, pezzi unici dai colori sgargianti e quindi inabbinabili. Non si riforniscono nei comuni negozi dove troverebbero solo accessori ordinari, ma solitamente si affidano a negozi che solo loro conoscono, minuscole boutique di roba fatta a mano oppure provenienti da paesi del terzo mondo. Solitamente tali boutique falliscono presto perché, nonostante ci siano tanti architetti in giro, il Natale viene una volta sola all’anno. Costo meno di 10 euro. Ma si consegnano come si trattassero di reliquie di santi.

Al 4° posto: Il kit di “qualche cosa” (e non il “qualche cosa” già bello e pronto) – L’architetto ritiene che tutti abbiano la sua stessa passione per la costruzione delle cose. Passione prettamente teorica perché l’architetto non ha più il tempo per trasformarla in hobby e quindi non costruisce più niente da anni. Tuttavia nel suo cuore c’è sempre la speranza che altri possano avere le sue medesime passioni abbinate ad una disponibilità di tempo infinita. In questo senso una categoria di regali che lo entusiasma sono quelli che prevedono la costruzione o la realizzazione di qualcosa. Dal puzzle 3d al modellino in scala della Schroder House. Il classico esempio sono i kit per mini serre da coltivare in casa. Sarebbe molto più semplice regalare le piantine di basilico e menta già germogliate, ma sarebbe di una banalità inquietante. Un altro esempio sono i kit in barattolo per preparare le torte, la pasta o i biscotti. Tutta roba che regalarla già fatta pare brutto. Però sarebbe anche l’unica maniera per vederla compiuta realmente. Costo: a partire da 15 euro fino agli 85 euro del kit di coltivazione idroponico a 8 vasi di Ikea.

Al 3° posto: Il libro di fotografie (e non il libro semplice) – La maggior parte delle persone che vogliono fare la figura degli intellettuali, si limitano a regalare un libro, preferibilmente di un autore straniero, molto noto nel mondo della letteratura ma piuttosto ignoto al grande pubblico. Tipo Philip Roth, Kazuo Ishiguro, David Foster Wallace ecc., ma l’architetto sa già che, innanzitutto sarebbe di un insostenibile banalità e poi nessuno mai inizierebbe a leggere un DFW improvvisamente, in età adulta, se non costretto con la forza o l’inganno. Per questo motivo l’architetto va oltre e regala il libro di fotografie, solitamente in carta patinata e dal peso minimo di 10 chili. In genere le foto ritraggono posti esotici, panorami mozzafiato oppure, ancora meglio arte contemporanea o cose di un fotografo famoso che non importa chi sia, ma fa foto che sono vere e proprio opere d’arte meglio ancora se in bianco e nero. Almeno così sostiene l’architetto. Costo: 45 euro nuovo. 25 euro sulla bancarella degli usati.

Al 2° posto: L’oggetto di design vintage (e non il semplice oggetto di design) – Tutti sono capaci di andare in un negozio figo e comprare una radio Brionvega cubo TS502 nella sua edizione rivisitata, ma solo l’architetto conosce un rigattiere che ha ancora il modello originale del 1964, tra bamboline in ceramica Ming e pellicole in super8. Un’alternativa emotivamente considerevole è trovare sugli scaffali, magari dello stesso rigattiere, un vecchio modello di Polaroid. Affascinante quanto malinconico. Sono regali che l’architetto adora fare. Non importa poi se la radio degli anni sessanta si sente da schifo e prende solo le frequenze di radio Maria sulle onde medie e la Polaroid verrà utilizzata solo fino al termine del primo rullino, sperando sia incluso. Costo: variabile dalle condizioni dell’oggetto, si stima dai 70 ai 100 euro.

Al 1° posto: Il “buono” prepagato (E non i soldi nella busta) – Regalatori disperati, specie in occasioni ufficiali, ricorrono al vecchio trucco delle banconote nella busta, questo accade non solo ai matrimoni, ma anche per grosse festività tra parenti in linea discendente (esempio: nonno/zio-nipote). Ma ecco che l’architetto, che sa di avere chiaramente una marcia in più, trovandosi nelle stesse condizioni, ricorre all’espediente del “buono” prepagato che è evidentemente la soluzione ideale per coloro che non sanno proprio dove sbattere la testa. L’architetto avrà cura di preferire un grande magazzino dove si vende qualsiasi cosa: dal libro, all’Iphone, dagli occhiali da sole fino alla batteria di pentole antiaderenti. Il trucco è abbinarci un biglietto d’auguri che faccia effetto. Costo: variabile. In base alla ricorrenza, al grado di parentela e al negozio scelto. Orientativamente 150/200 euro.

Ma la vera differenza, e lo sanno tutti coloro che aspettano un regalo da un architetto, è nella confezione. Il packaging, che volgarmente bisognerebbe chiamarlo imballaggio, è l’elemento attraverso il quale l’architetto in un contesto di apertura dei regali, può fare il bullo con tutti. In caso di regali modesti, il packaging non solo salva l’onorabilità dell’architetto, ma vale anche più del regalo stesso.

Ecco perché molti, ricevendo un regalo da un architetto, neanche lo aprono.

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copertina L'Architemario x sito

 

 

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