APOLOGIA E CRITICA DELLA SFRAVECATURA

calcinacciChiunque abbia effettuato lavori in casa (cioè ognuno di noi) sa bene che c’è qualcosa che resta anche dopo mesi dalla fine dei lavori: la “Sfravecatura”.

Secondo le più comuni traduzioni dal napoletano, si può considerare sfravecatura il residuo della demolizione edilizia prodotta tramite l’attività del fravecatore. In italiano si potrebbe tradurre come “sfabbricatura”, ma la trasposizione in lingua nazionale non rende perfettamente l’idea. La sfravecatura sottintende un lavoro fisico, uno spostamento di energia nel tempo e nello spazio.

Questo principio è ben sintetizzato dal noto “Primo teorema della Sfravecatura” che così recita:

Chi fravica e sfravica, non perde mai tempo

Il fravecatore è solitamente un manovale, al quale è vietato qualsiasi compito che preveda l’ingegno. Un fravecatore esperto, durante la produzione di sfravecatura, è talmente concentrato sul proprio compito, da ignorare le più comuni norme di convivenza civile. Per questo motivo la sfravecatura, rumorosa per definizione, è solitamente prodotta o alle 7 del mattino o alle 2 del pomeriggio.

Al termine dei lavori edilizi, quando si pensa di aver pulito completamente la propria casa, può sempre capitare, spostando una console, alzando un tappeto o curiosando sopra una mensola alta, di scoprire che è rimasta ancora della sfravecatura. Questo perché la sfravecatura ha la tenacia di restare stabilizzata anche per molto tempo, ricomparendo in un qualsiasi angolo, improvvisamente. Quindi è del tutto consueto sentire dire che, nonostante vari e ripetuti interventi di pulizia, “ci sta ancora tutta la sfravecatura per terra” (si dice “per terra” per semplificare ma la sfravecatura può essere ovunque).

C’è chi la combatte con la scopa elettrica, chi con la pezza bagnata, chi, semplicemente aprendo la finestra, arieggiando, mentre cambia stanza.

Ci sono categorie più esposte alla sfravecatura. E ovviamente discipline che se ne occupano con maggiore insistenza. Molto stretto è, ad esempio, il connubio tra architettura e sfravecatura. Gli architetti convivono con la sfravecatura quotidianamente perché sono costretti a frequentare anche quella delle case degli altri, magari portandosene un pò a casa loro.

Alcuni soggetti, particolarmente sensibili o semplicemente allergici, riescono a riconoscere la presenza della sfravecatura anche senza vederla. La avvertono nell’atmosfera e, se possono, cambiano subito ambiente.

Riconoscerne la presenza senza vederla è fondamentale per difendersi dal secondo tipo di sfravecatura, la più temibile: la sfravecatura concettuale. Per produrre sfravecatura concettuale non c’è bisogno di manovali né di opere edilizie. Basta uno sfravco. Gli sfravchi sono ovunque nel mondo. Praticamente siamo circondati dagli sfravchi. Spesso anche noi lo siamo, ma inconsapevolmente.

I più fecondi sfravchi sono i parenti. Tutti abbiamo parenti che producono continuamente quantità industriale di sfravecatura concettuale che poi vengono a scaricare dentro le nostre case. In alcuni frangenti, quando non gli è possibile entrare nella nostra abitazione, ci depositano sfravecatura nelle tasche tutte le volte che ci incontrano. Per questo motivo molte persone evitano attentamente di imbattersi nei parenti: per impedirgli di conferirgli una quota della loro sfravecatura.

Grande produttore di sfravecatura, ultimamente sempre in aumento, è la pubblica amministrazione. La maggior parte degli impiegati pubblici viene pagata per produrre sfravecatura. Alcuni sfravchi pubblici, particolarmente abili, sono capaci di generare quintali di sfravecatura al giorno. In pratica sono pagati per quello.

Ma pure i bar sono pieni di sfravchi. Quando c’è un problema o una domanda alla quale nessuno sa la risposta, c’è sempre uno sfravco che ha la soluzione e la espone subito a tutti, producendo sfravecatura alla media di un chilo al minuto.

Molti libri sono pieni di sfravecatura concettuale, ma anche i giornali e la televisione ne hanno in abbondanza. Per non parlare di internet. In politica fanno carriera gli sfravchi. In alcune professioni si richiede sfravecatura più che in altri: ad esempio nei consigli di amministrazione delle grandi aziende, nelle riunioni di eminenti tecnici o nelle aule di giustizia volteggiano indisturbate tonnellate di sfravecatura concettuale, che per quanto possibile viene talvolta trasformata anche in voluminosi fascicoli, mentre la restante parte rimane sospesa nell’aria o si accumula negli angoli, sopra gli scaffali e gli armadi.

La sfravecatura genera pure un serio problema di smaltimento. Per quella fisica si può ricorrere ai formulari, alle isole ecologiche, alle discariche. Ma dove conferire quella concettuale ? Per adesso non esiste ancora un cassonetto dove depositarla, anche perché dovrebbe essere un cassonetto gigantesco, che per essere realizzato genererebbe moltissima altra sfravecatura. Per la quale servirebbe un altro cassonetto e cosi via. All’infinito.

Conviene rassegnarsi: oggi la nostra vita è piena di sfravecatura: siamo condannati a viverci in mezzo. A sporcarci le suole delle scarpe di sfravecatura, impolverarci le mani e i vestiti, respirarne il pulviscolo, impregnarci il respiro, ascoltarne il rumore e la puzza.

Per resistere, impieghiamo il nostro tempo a passando di  stanza in stanza, aprendo finestre, cambiando e ricambiando l’aria.

A volte ci riusciamo e a volte no.

 

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